Le origini della nostra memoria
La memoria è una delle funzioni cognitive alla base dello sviluppo umano e dei processi di apprendimento. L’abilità di memorizzare persone, oggetti, eventi, suoni, ecc., è di fondamentale importanza per un funzionamento efficace nel mondo. Se i vissuti passati non potessero essere ricordati, sarebbe impossibile sviluppare il linguaggio, le relazioni o l’identità personale.
La maggior parte delle persone non hanno ricordi di quello che è accaduto nella loro vita prima dei 3-4 anni. Questo è dovuto ad un fenomeno chiamato amnesia infantile che fa riferimento alle difficoltà dell’adulto di avere accesso alle memorie dei vissuti e delle esperienze nei primi 5 anni di vita (Hayne, 2004).
In realtà, i bambini hanno a disposizione meccanismi di memoria molto potenti che permettono loro di trattenere informazioni e apprendere velocemente dall’ambiente che li circonda. Alla nascita, ad esempio, sono in grado di riconoscere i suoni della voce materna e la prosodia della lingua madre (Mehler et al., 1978; Lee & Kisilevsky, 2014) e di ricordare, anche se per brevi periodi, volti (Bushnell, 2001) e suoni appena sentiti (Benavides-Varela et al., 2011; 2012; 2017). Questo consente loro di organizzare in maniera del tutto implicita e automatica le informazioni, sulla base di memorie sempre più durature e di avviare fondamentali meccanismi di acquisizione della lingua madre.
La memoria dei bambini e delle bambine mostra poi graduali cambiamenti sia nello “spazio del magazzino” che nelle strategie utilizzate per il recupero di informazioni (Gathercole, 1998). Questi e altri cambiamenti sono accompagnati da processi neurali e cognitivi. Ad esempio, lo sviluppo significativo del lobo temporale mediale e della produzione del linguaggio facilitano la costruzione delle memorie dichiarative, cioè dei ricordi comunicabili di eventi o successi che possono essere richiamati consciamente (Nelson, 1995; Richmond & Nelson, 2007).

Bibliografia di riferimento:
- Benavides-Varela, S., Gómez, D. M., Macagno, F., Bion, R. A., Peretz, I., & Mehler, J. (2011). Memory in the neonate brain. PLoS One, 6(11), e27497.
- Benavides-Varela, S., Hochmann, J. R., Macagno, F., Nespor, M., & Mehler, J. (2012). Newborn’s brain activity signals the origin of word memories. Proceedings of the National Academy of Sciences, 109(44), 17908-17913.
- Benavides-Varela, S., Siugzdaite, R., Gómez, D. M., Macagno, F., Cattarossi, L., & Mehler, J. (2017). Brain regions and functional interactions supporting early word recognition in the face of input variability. Proceedings of the National Academy of Sciences, 114(29), 7588-7593.
- Bushnell, I. W. (2001). Mother’s face recognition in newborn infants: Learning and memory. Infant and Child Development: An International Journal of Research and Practice, 10(1‐2), 67-74.
- Gathercole, S. E. (1998). The development of memory. The Journal of Child Psychology and Psychiatry and Allied Disciplines, 39(1), 3-27.
- Hayne, H. (2004). Infant memory development: Implications for childhood amnesia. Developmental Review, 24, 33–73.
- Lee, G. Y., & Kisilevsky, B. S. (2014). Fetuses respond to father’s voice but prefer mother’s voice after birth. Developmental psychobiology, 56(1), 1-11.
- Mehler, J., Bertoncini, J., Barriere, M., & Jassik-Gerschenfeld, D. (1978). Infant recognition of mother’s voice. Perception, 7(5), 491-497.